Un salame e una banana.

Per esempio. La strada in auto tra Milano e Chiavari tra i 7 e credo i 12-13 anni ascoltando dal mangianastri estraibile “Corso Buenos Aires”. Perché allora l’autoradio si doveva estrarre per intero e vedevo mio padre che andava in giro con un borsello con dentro l’autoradio. Poi un giorno si stufò e lasciò l’autoradio “sotto il sedile” sulla strada per Portofino. Risultato: vetro rotto e mangianastri non più “sotto il sedile”. E spesso li mangiava sul serio quei nastri e passavi le ore a districare una matassa informe di spaghetti marroncini. Quello che una volta era il tuo album preferito. Quello con i due pianeta terra uno sopra l’altro e le onde nel mezzo. E alle elementari ascoltare quasi come clandestini i versi “ti hanno visto alzare la sottana la sottana fino al pelo che nero”. E giù risolini dei compagni di classe. E io che non avevo (ancora) capito di che pelo si trattasse coglievo solo la melodia e cantavo le parole come niente fosse. Poi il vinile con lo sfondo bianco e lo zuccotto che chissà dove è finito adesso, il vinile. Tutto un viaggio in macchina lungo la Spagna passato a mimare “Futura”. Per esempio.

Negli ultimi tre giorni ho girato “Le cose che passano”.

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