Aguacaliente e la retorica dei giusti.

Ci sono quei film che anche se li hai visti un migliaio di volte quando passano in tv inevitabilmente li riguardi per la milleunesima volta. Nel mio caso “Per qualche dollaro in più” di Leone, un uomo che non celebriamo mai abbastanza. Una delle scene da cui proprio non riesco a staccarmi è questa:

Così dopo migliaia di visioni comincio a credere che il buon Sergio fosse una specie di vate e che dentro i suoi film vi si possano leggere metafore presenti e future. Così, come un aruspice che pasticcia con le interiora di tacchino (specie intorno al giorno del ringraziamento), ho avuto questa visione.
L’inospitale Aguacaliente non è altro che l’Italia e che i forestieri, che in generale sono sempre poco amati, sono i politici, razza a forte rischio di lapidazione. Se fossimo onesti con noi stessi ammetteremmo che i mostri che abbiamo oggi in Parlamento sono per lo più prodotti nostrani frutto di scelte collettive estremamente conservatrici. E non contenti di aver dato vita a queste creature ormai sfuggite al nostro controllo come i dinosauri di Jurassic Park, stiamo creando altri mostri decerebrati per cercare di ucciderli. Tipo il Movimento 5 stelle che è l’equivalente del napalm per uccidere le zanzare. Come al solito divago. Ciò che qui mi interessa è capire se quel che rimane della sinistra possa in qualche modo attraversare Aguacaliente senza essere di nuovo impallinata.

Nonostante la centunesima delusione mi sono quindi beccato il confronto su Cielo tra i tre gringos candidati alla segreteria del PD. Non sono convinto che queste prove di retorica abbiano un qualche valore per capire se un politico sia davvero in grado di governare un paese che è cosa molto più complicata dello sparare abili battute per ingraziarsi il pubblico. Ma che ci piaccia o meno lo specchio nero che ognuno ha in casa, ossia qualunque schermo capace di trasportare a distanza dei suoni o dei colori, è diventato il principale strumento del dibattito politico e l’abilità nell’utilizzarlo fa la differenza. Alla faccia di chi dice che la tecnologia è neutra. La Storia però è ancora meno neutra e così durante lo spettacolo del duello a tre (triello?) mi è apparsa ancora più evidente del solito come per decenni noi che in qualche modo ci richiamiamo alla sinistra ci siamo imbevuti di retorica, la retorica dei giusti in particolare.
Quella cosa per cui non era ben chiaro perché, ma alla fine alzavi il culo e andavi a votare Pci, Pds, Ds, Pd. Gaber provò a fare un elenco dei motivi per cui si era comunisti, ma alla fine c’erano almeno altrettanti ottimi motivi per non esserlo. Su tutto c’era questo senso di diversità, quest’idea di giustizia che rendeva giusti coloro che portavano quel vessillo. Non importa se la Storia era andata altrove da tempo e se le idee sfumavano sempre di più. Gli “altri” del resto erano ladri ed assassini. Alla fine questo bastava, è bastato. Fino a trasformare quel sentimento di giustizia in un’appartenenza meno che calcistica. Noi siamo i giusti gli altri sono i cattivi. Non sembrò vero agli orfani del comunismo trovare una supermerda come Silvio per riuscire a riciclare la storiella della superiorità morale/intellettuale. Se si perdevano le elezioni era colpa dell’elettorato stupido e ignorante lobotomizzato dalla tv. Anche dopo le ultime elezioni ho sentito molte persone di sinistra ragionare ancora in questi termini pur di non guardarsi allo specchio e ammettere di aver preso ancora una volta un bel granchio. Un tempo anche io ci credevo. Bello assuefatto alla rassicurante retorica dei giusti. Poi ho visto quanto i cosiddetti “diversi” si impegnassero nei fatti ad essere uguali all’apparentemente odiato nemico. Tenuto tra l’altro in vita in tutti i modi, perché ucciderlo avrebbe rotto anzitempo l’incantesimo.
E poi le migliori menti sono con noi. L’intellighenzia è con noi, i cantautori sono con noi, i registi, i teatranti, gli scrittori, i comici… Allora se i migliori sono con noi allora è vero: abbiamo ragione, stiamo dalla parte giusta.

Mi iscrivo a primo babbeo perché su questa base mi sono sorbito per anni una serie di compromessi sempre più al ribasso che neanche un tirannosauro avrebbe digerito.
Prendersi un pezzo di Rai? E’ giusto perché noi amiamo gli ultimi e gli ultimi hanno bisogno della nostra parola tramite la tv. Scalare le banche, gestire gli appalti della sanità e della grande distribuzione? E’ tutto fatto per un fine superiore, per qualcosa di giusto. E sempre più giù fino alla bicamerale, alla mancata legge sul conflitto di interessi e perché no mettere a capo della segreteria politica del PD il ras di Sesto, chiacchierato da anni e poi inquisito. In Puglia, in Calabria, Campania e in Sicilia poi i giusti hanno dato prove di malgoverno e compromissione con altri poteri quasi leggendarie.
L’ultimo regalo dei giusti è stato Alfano vicepremier, la Cancellieri, Fassina e un governo politico tra i più mediocri della Repubblica. Naturalmente, i fini dei giusti sono così alti che per loro è strano che qui, molto più in basso, non si riesca più ad afferrarne il senso.

Stacco. Mille anni dopo, il 29 novembre 2013 in uno studio televisivo…

“Molti anni fa uno scrittore Italo Calvino
Dobbiamo restituire speranza e dignità…
…non c’è un cambiamento profondo senza la profezia della sinistra…
Ad un ragazzo di 20 anni devi dire ragazzo vieni da questa parte perché questa è la parte giusta…”

Caro Gianni,
se invece di leggere solo Calvino provassi ogni tanto a sfogliare Chi o Novella 3000 e  provassi a frequentare meno geni alla D’Alema e parlassi con qualche cretino forse avresti qualche dato in più sul perché si sono persi 3 milioni di voti alle ultime elezioni.
Ci siamo strafatti con le profezie della sinistra. Se ne fosse avverata non dico una, ma almeno mezza.
Caro Gianni io già ti ascoltavo quando avevo 18 anni ed eri segretario della Sinistra Giovanile e dicevi le stesse cose di oggi. Onore alla coerenza, ma i fatti ti danno tragicamente torto. Ai tempi pensavo davvero che fosse la parte giusta. Oggi che ne ho 40 abbondanti ti posso dire che se passi da Aguacaliente e spari questa bazza sarà già buono se indietro riceverai delle palate di sterco di cavallo. Le mie aspettative sono ormai così basse che non voglio che tu mi dica qualcosa di sinistra. Mi basterebbe veder fatta una cosa. Anche non di sinistra, ma fatta e finita, valutabile, pesabile.

Io non so se Civati o Renzi siano una buona risposta o se saranno mai in grado di gestire il casino lasciato dai giusti in società con le supermerde, ma una cosa buona sembrano avercela: hanno buttato alle ortiche quella retorica insulsa e hanno cominciato a parlare di cose che si toccano, cose piccole, anche basse. Non sono giusti, sono solo due che ci provano. L’otto dicembre mi rimetterò in fila e voterò per uno dei due e vedrò se saranno capaci di passare attraverso Aguacaliente senza lasciarci le penne.

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